
L’informazione attraverso le immagini in movimento, prerogativa della televisione in un’epoca sempre più visuale, si confronta ogni giorno con eventi di cronaca nazionale e internazionale intrisi di violenza, cercando di volta in volta un punto di equilibrio tra l’esigenza di un’informazione esauriente e corretta su eventi rilevanti e il rischio di un eccesso di rappresentazione della crudeltà e della sofferenza.
Ciò non soltanto perché davanti allo schermo vi sono in ogni momento bambini e altri gruppi e fasce sociali che devono essere protetti, ma perché un eccesso di spettacolarizzazione della violenza può fare il gioco di coloro che la producono, spesso ormai a beneficio delle telecamere, o generare a sua volta nuova violenza suggerendo comportamenti illeciti o attestandone la diffusione nella società.
Le responsabilità deontologiche degli operatori dell’informazione sono quindi accresciute e coinvolgono profili di tutela delle persone rappresentate e la garanzia di diritti umani e civili non rinunciabili.